Plenaria su “Territorio e Natura”

Plenaria su “Territorio e Natura” 2016-11-03T14:35:58+00:00

 

La seconda giornata di lavoro del III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari è iniziata con un riconoscimento e un omaggio a tutte le persone che hanno perso la vita a causa delle loro lotte e delle loro giuste cause. In questo senso, è stata molto presente l’attivista Berta Cáceres, assassinata per la sua difesa dell’ambiente in Honduras, e che ha partecipato alla prima edizione di questo incontro. Subito dopo, è iniziata la plenaria su “Territorio e Natura”.

Hanno preso parte a questa plenaria Vandana Shiva, di Navdanya Trust (India); Rosalina Tuyuc, del Coordinamento Nazionale delle Vedove (Guatemala); Mónica Crespo della Federazione dei Cartoneros e Riciclatori (Argentina) e Te Ao Pritchard del Network Pantere del Pacifico (Nuova Zelanda). Hanno coordinato la plenaria Nora Padilla, dell’Associazione dei Riciclatori di Bogotá (Colombia) e Ana de Luco de Sure We Can (Stati Uniti).

Introducendo il dibattito, Ana de Luco ha citato le parole di Francesco per indicare come compito principale quello della difesa della Madre Terra. In questo senso, la plenaria ha inteso dialogare sui differenti aspetti e prospettive della rigenerazione, del rispetto e della cura della Terra.

Nel primo intervento, Vandana Shiva, nota ecofemminista, ha indicato che “tutti coloro che difendono la natura e i diritti dei popoli vengono perseguitati”. Malgrado tale difficoltà, Shiva ha evidenziato l’importanza di “vivere come ha chiesto l’Altissimo, rispettando la terra e la creazione”. Tutti noi “siamo terra. Non siamo separati da questa. I potenti hanno costruito una separazione, che io chiamo ecoapartheid: nella nostra coscienza e nella realtà, creando persone senza casa e senza terra. La rivoluzione è tornare alla nostra “casa comune”, la Terra, come dice il Papa. Ma una volta a casa dobbiamo rispettarla.”

Shiva ha proseguito dissertando sul ruolo che dovrebbero svolgere la scienza, l’economia, la tecnologia, per concludere che ciò che oggi è prioritario è il rispetto e la cura della creazione. In questo senso, ha denunciato la distruzione delle specie da parte del sistema industriale per più del 35% negli ultimi anni: “abbiamo fatto dell’agricoltura l’arte di vendere veleno”, ha detto. E ha indicato una sfida: “tutte le Chiese e le istituzioni confessionali dovrebbero trasformarsi in un santuario delle sementi”. Si è espressa contro gli accordi TTIP e CETA, affermando che “ci rovinano la vita”. E infine ha puntato sull’agroecologia: “la Terra si offre a noi affinché si possa vivere in essa, e vivere bene”.

E’ intervenuta dunque Rosalina Tuyuc, affermando che “parlare della Madre Terra, della madre natura significa pensar alla vita” in tutta la sua integrità, in tutta la sua globalità. Pensare alla vita ci conduce alla “necessità di difendere e reagire a qualunque minaccia”. Per Tuyuc, il ruolo delle donne in questo compito di protezione è fondamentale e non può essere moneta di scambio dinanzi a “offerte di crescita e di sviluppo” da parte delle imprese. I nostri popoli – ha aggiunto Tuyuc – non accettano alcuna offerta in cambio della morte: “siamo la continuità della vita, per questo è necessario vedere che l’acqua, la terra e le sementi sono elementi di vita e non di  mercato e di morte. Quando i figli della Madre Terra vengono attaccati, dobbiamo lavorare in unità”.

 

E’ stato poi il turno di Te Ao Pritchard, che ha presentato il gruppo delle “Pantere del Pacifico”, che incorpora le popolazioni native e migranti di quelle latitudini, in maniera intergenerazionale, per dialogare su temi distinti ma con un comune denominatore: la cura della creazione. L’esperienza di Ao è fondamentalmente di azione: “ci prepariamo per rispondere al problema del commercio di armi, anche  con la solidarietà e la collaborazione di altri popoli indigeni, sviluppando  numerose azioni. Inoltre, incorporiamo la difesa della sovranità alimentare nelle nostre attività. Abbiamo navi da guerra nel nostro territorio che inquinano le nostre acque. Andiamo a manifestare con le nostre imbarcazioni tradizionali per far valere i diritti dei popoli indigeni. Appartengo a una tribù e dobbiamo agire anche insieme alle tribù vicine. Voglio insistere sull’importanza della formazione dei giovani e della lotta contro le loro vulnerabilità. Diciamo loro che non devono esaurirsi in un’unica azione, ma andare  avanti e dialogare con l’esterno, ma soprattutto tra eguali per definire una posizione comune”, ha concluso.

L’ultimo intervento lo ha realizzato la cartonera argentina Mónica Crespo, in rappresentanza dei suoi compagni e compagne, presentando il lavoro che stanno realizzando e “le conquiste ottenute attraverso la lotta. I nostri compagtni sono perseguitati ed espulsi. Siamo un popolo che ha appreso che il riciclo è importante per la cura del pianeta, come dice il Papa.”Con questa esperienza “abbiaao ottenutto che lo Stato sostenga il nostro lavoro e che il servizio di riciclo lo svolgano i cartoneros e non le imprese. Un riconoscimento molto importante per il lavoro e il miglioramento delle condizioni, con salario, trasporto, ecc.”. Questa costanza nella difesa dei diritti del lavoro li ha condotti a realizzare una proposta concreta come quella che mira a promuovere il riciclo nell’ambito delle imprese. In tal modo, oltre a curare la casa comune, “si otterrebbe che i lavoratori e le lavoratrici conquistassero migliori condizioni di lavoro”. In questo senso, i cartoneros e le cartoneras hanno mostrato capacità di rispondere alla necessità di ricictlo nella società. “Siamo i lavoratori e le lavoratrici che usciamo sotto il sole e sotto la pioggia per riciclare e curare la Madre Terra (…). Ci rallegra vedere che in vari Paesi si sta lottando per il riciclo, contro l’inquinamento. Per favorire questo processo è importante che i lavoratori del riciclo non vengano perseguitati, perché sono i custodi dell’ambiente”.

Ha concluso la plenaria Nora Padilla, con un appello a “stabilire una sovranità alimentare, una sovranità del lavoro, una sovranità popolare. Se vuoi qualcosa, lotta e lo avrai”.